Nell’attesa di ricevere alcune indicazioni dall’Inps e/o dal Ministero del Lavoro, i datori di lavoro si preparano a gestire l’una tantum dei 200 euro da erogare in busta paga a luglio.
I dubbi, come sempre nell’ultimo periodo, riguardano i lavoratori cessati e conseguentemente anche i neo assunti, posto che la norma prescrive requisiti afferenti a periodi già trascorsi (fruizione dell’esonero dello 0,80% nel primo quadrimestre 2022) in cui il rapporto poteva già essere stato interrotto o non ancora iniziato.

Il problema è stato a monte e cioè aver collegato il beneficio ad un requisito contributivo che peraltro è stato disciplinato tardivamente ed in modo incompleto, ed aver coinvolto anche in questo caso l’Inps che è già eccessivamente oberato di ruoli istituzionali e non…Non sarebbe stato più semplice collegarlo al reddito dell’anno precedente e gestirlo come un credito d’imposta?
Nelle more le aziende, stanno iniziando a raccogliere dai dipendenti la dichiarazione richiesta dall’art. 31 del DL n. 50/2022 ai fini dell’erogazione “automatica” nella busta paga di luglio, con cui devono attestare di non essere titolari di trattamento pensionistico o equivalente e di non appartenere ad un nucleo familiare beneficiario del reddito di cittadinanza. Si tratta delle due situazioni in cui l’una tantum è erogata direttamente dall’Inps nella medesima mensilità di luglio.
Poiché l’unica certezza è che ogni beneficiario può ricevere solo una volta l’una tantum, si ritiene opportuno (sebbene non sia obbligatorio) accertarsi che il dipendente non riceva i 200 euro anche da altro datore di lavoro. In tutti gli altri casi in cui l’erogazione è prevista dall’art. 32 a carico dell’Inps, posto che il pagamento avverrà dopo l’acquisizione dei flussi Uniemens di 07/2022, la verifica dovrebbe essere effettuata direttamente dall’Istituto.